In questo momento di tensioni transatlantiche sta soffiando forte in Europa, Italia inclusa, lo Scirocco pechinese. Si fanno sempre più insistenti le sirene che attirano il nostro Paese verso le coste della Cina comunista, abbandonando la rotta atlantica - che sebbene non sempre sgombra da tempeste, ha comunque assicurato al nostro Continente decenni di navigazione pacifica, libera e prospera. Da anni si è radicato in Italia, come in altri Paesi europei, un "partito cinese", trasversale, che dalla politica al mondo accademico e dell'informazione non perde occasione per promuovere l'equidistanza tra Washington e Pechino, se non l'ingresso nell'orbita di influenza cinese. Uno dei suoi maggiori esponenti, il leader 5 Stelle Giuseppe Conte, con ottime chance di diventare il candidato premier del cosiddetto "campo largo", ha scelto non a caso un'autorevole testata internazionale, Bloomberg, per mandare un messaggio molto esplicito, all'interno e all'esterno. L'ex premier che firmò l'adesione dell'Italia alla Nuova Via della Seta, ricevendo Xi Jinping con tutti gli onori, spiega che dovremmo avere rapporti più stretti con la Cina, che "un approccio multipolare è fondamentale", pur precisando di non voler "buttare a mare" l'alleanza con Washington. Però condanna le azioni militari Usa in Venezuela e in Iran, due regimi satelliti di Pechino, ricorda la convenienza e la comodità del gas russo, incurante dei guai causati dalla nostra dipendenza energetica da Mosca.