MILANO – Tanti riferimenti ai focolai di tensione accesi in giro per il mondo (sulla Groenlandia l’Italia “può mediare per raggiungere un accordo”, mentre una nuova escalation sui dazi “favorirebbe i competitor dell’Occidente”). Ma anche una visita ricca di ripercussioni nel campo del business. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è recato a Misurata, in Libia, per la posa della prima pietra del terminal container del porto, un progetto che vede coinvolte Msc con la qatariota al-Maha. "E' importante per rinforzare la presenza italiana in questo Paese con il quale abbiamo delle relazioni storicamente di altissimo profilo", ha detto Tajani in un punto stampa, rassicurando che il porto di Misurata "non sarà assolutamente alternativo a Gioia Tauro".

"Avviare la presenza di una grandissima azienda italiana come Msc che è la più grande impresa di trasporto marittimo al mondo e che avrà una base nel porto di Misurata, per un Paese il cui pil dipende quasi al 40% dall'export diventa fondamentale", ha aggiunto Tajani. Quanto a Misurata "vogliamo fare si che le nostre imprese possano lavorare sempre di più in questa località che è la capitale economica del Paese", ha detto il vicepremier aprendo a possibili nuovi investimenti: “Ne abbiamo parlato durante l'incontro con il primo ministro Dbeibah, non solo di quello che si può fare in questa realtà, ma anche della situazione dei rapporti con l'Eni che è un grande protagonista dell'economia in questo Paese".