di
Francesco Brun
Respinta la richiesta di messa alla prova per Franco Malosso «Von Rosenfranz», condannato a due anni e quattro mesi per abuso edilizio e contraffazione di opere d’arte. La vicenda giudiziaria iniziata 10 anni fa
A oltre cinque anni dalla sentenza della Cassazione che ha messo la parola fine alla vicenda giuridica, è finito in carcere il «padre» del tanto discusso Anfiteatro Berico. Franco Malosso «Von Rosenfranz», 69 anni, si trova infatti detenuto da qualche mese nel carcere di Ventimiglia, cittadina dove si era trasferito in seguito alla vicenda giudiziaria. Nel dicembre del 2021, la suprema Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Malosso, allora residente ad Arcugnano (Vicenza), paese in cui si è svolta questa surreale vicenda. In primo e secondo grado il curatore dell’anfiteatro, reclamizzato come sito archeologico, con reperti neolitici e greco romani tali da giustificare un ticket da 40 euro, era stato ritenuto responsabile di abuso edilizio, contraffazione di opere d’arte e di avere eseguito dei manufatti senza alcuna autorizzazione. E per questo condannato a due anni e quattro mesi di reclusione e tremila euro di multa.
La Cassazione respinge le richiesteSecondo la Cassazione, erano da considerare inammissibili le richieste di Malosso, difeso dall’avvocato Marco Ellero. Queste riguardavano la prescrizione per i reati edilizi e ambientali, che secondo la Cassazione sono invece permanenti; la mancata certezza della qualifica di «zona boscata» e vincolo paesaggistico, cosa non vera secondo la Corte; il fatto che il falso fosse «grossolano», tale da non potere trarre in inganno nessuno, altra tesi respinta; infine, l’entità della pena troppo severa, anche qui la Cassazione ha ritenuto corretto quanto deciso in sede di appello. Come spiegato dall’avvocato Ellero, in seguito alla sentenza era stata proposta ai giudici la possibilità della messa alla prova, che avrebbe evitato il carcere a Malosso. Una richiesta, però, che alla fine è stata bocciata.












