Il cambiamento climatico non sta soltanto ridisegnando paesaggi e stili di vita: sta anche riscrivendo i dizionari. Quando gli eventi meteorologici estremi cessano di essere anomalie sporadiche e diventano esperienza quotidiana, nasce l'urgenza di coniare nuovi termini per descriverli e, soprattutto, per proteggersi.
È ciò che sta avvenendo in Giappone, dove la crisi climatica ha spinto le istituzioni a introdurre una nuova categoria linguistica ufficiale: il kokushobi.
Fino a tempi recenti, il rigoroso lessico meteorologico nipponico si articolava su due livelli principali per definire la canicola: manatsubi, per i giorni con temperature pari o superiori a 30 °C, e moshobi, per le giornate oltre i 35 °C.
Alle 13:18 del 21 luglio 2026, però, Tajimi ha toccato i 40,3 °C, subito seguita dai 40,1 °C di Toyota e dai 40,0 °C di Hachiman. Questi picchi, che si inseriscono nel solco di un 2025 già certificato come l'estate più calda in Giappone dal 1898 (con un record nazionale assoluto di 41,8 °C a Isesaki), hanno messo a nudo l'inadeguatezza del vocabolario esistente.
Per questo la Japan Meteorological Agency (JMA) ha ufficializzato il termine kokushobi per indicare le giornate in cui la colonnina di mercurio raggiunge o supera i 40 °C.













