Con i tatuaggi sul volto, i video che immortalano la gestualità da rapper e le canzoni piene di giochi di parole osé, Fishball non sembra proprio la persona dedita alle Opere di misericordia corporale del catechismo cattolico. E invece la cantante sarda ha aderito con entusiasmo all’oinvito a “Visitare i carcerati” del progetto "Free For Music", laboratorio musicale che ha portato nel carcere Sanquirico di Monza anche Emis Killa, Jake La Furia, Lazza e Fedez, e che riprenderà dopo l’estate. Gli incontri, spiega Christian Cambareri di Orangle Records, che organizza e finanzia il progetto, sono divisi in due tempi: «C’è una prima parte aperta a un gruppo numeroso di detenuti, in cui l’artista ospite dialoga con loro su temi legati al proprio percorso, agli errori, alla libertà, alla responsabilità, al rapporto con la musica e con il futuro. Poi c’è un momento più ristretto, riservato a quelli che hanno chiesto di partecipare al laboratorio, durante il quale vengono ascoltati i brani scritti e realizzati all’interno del progetto. In quella fase il confronto diventa anche tecnico e professionale: si parla di scrittura, interpretazione, credibilità, metodo». Il lavoro, iniziato diversi mesi fa, ha già portato alla realizzazione di un disco: «“Free For Music Vol. 1” è il primo album in Italia realizzato interamente all’interno di un penitenziario e distribuito sulle piattaforme digitali: un album vero, con titoli, autori, interpreti, crediti», sottolinea Cambareri. All’interno, sei tracce scritte e interpretate da detenuti che spesso hanno scelto nomi d’arte e titoli legati alla cultura d’origine. Perché il carcere è una tappa troppo frequente nel curriculum vitae degli italiani di origine straniera: se si guarda in particolare ai detenuti di origine araba, i dati del Rapporto Antigone contano un 41,06 per cento tra persone provenienti da Marocco (22,4%), Tunisia (11,3%), Algeria (2,4%) ed Egitto (5,5%). Per molti di loro la musica può essere la finestra verso un recupero creativo, con sbocchi professionali o anche solo di realizzazione personale. Cosa che è stata particolarmente chiara nell’incontro con Fishball: «Lei ha portato dentro il progetto una prospettiva diversa. La sua presenza ha aperto un confronto diretto su libertà, modelli imposti, fragilità, mancanze generazionali, difficoltà psichiche e su cosa si può provare a ricavare dalle situazioni più difficili. Ha parlato con i ragazzi in modo molto diretto, rispondendo alle domande e ascoltando le loro esibizioni con grande attenzione. E ha raccontato quanto la musica sia stata importante nei momenti più complessi del suo percorso personale. Questo ha permesso ai partecipanti di riconoscere nella musica non solo uno sfogo, ma un modo per dare una forma diversa a ciò che spesso resta confuso, trattenuto o difficile da dire».