Caricamento player
Pochi giorni fa la Camera ha approvato un emendamento alla riforma della legge elettorale che introduce la possibilità per i fuori sede di votare dove vivono, senza che debbano tornare nel loro comune di residenza per farlo. Se il testo della riforma verrà approvato anche dal Senato, l’Italia avrà finalmente una legge sul voto fuori sede, dopo un dibattito durato anni. Le associazioni e i comitati che si sono occupati del tema si dicono soddisfatti, ma hanno anche proposto di modificare quelle che ritengono alcune criticità.
La prima riguarda i requisiti per essere considerati fuori sede. Può iscriversi all’apposito elenco di elettori fuori sede solo chi, per motivi di studio o lavoro, prevede di restare fuori dalla propria regione di residenza almeno nove mesi. Per le persone che restano fuori dalla regione di residenza per motivi medici invece bastano tre mesi. L’articolo 8 della riforma dice che questo requisito va dimostrato attraverso una «certificazione o altra documentazione», per esempio l’iscrizione all’università o un contratto di lavoro della durata minima di nove mesi (le tipologie di documenti accettati verrebbero definite in seguito, attraverso eventuali decreti attuativi).







