Dottor Biroccio, ha ancora senso parlare di rischi per lo sviluppo di società ed economie avanzate come la nostra? Purtroppo sì, perché progresso e sviluppo, se non adeguatamente presidiati, possono creare anche diseconomie. Pensiamo a come attività industriali non regolate e incredulità verso l’allarme della scienza ci abbiano portato all’aumento delle temperature mondiali e a fenomeni climatici estremi con cui ora dobbiamo confrontarci anche noi per trovare una soluzione. Quale sarebbe il parallelo con le Scienze della vita? Le società più avanzate, come Italia ed Europa sono caratterizzate dall’invecchiamento della popolazione e dal relativo, forte aumento dei bisogni sanitari e dei relativi costi. Se progresso ed innovazione non riusciranno a farsi carico di questo cambiamento demografico assisteremo ad un peggioramento generale delle condizioni di salute ma anche dell’economia del Paese. Oggi circa un quarto della popolazione italiana supera i 65 anni, contribuisce al 25 per cento del PIL e spesso è composto da soggetti fragili che richiedono cure importanti fino all’ospedalizzazione. É noto a tutti, ad esempio, che l’incremento delle malattie oncologiche è prevalentemente dovuto all’età. Ma se stiamo facendo passi enormi in medicina ... La scienza avanza ma non altrettanto l’innovazione di prossimità, quella che deve arrivare tempestivamente a chi ne ha bisogno. Guardiamo le dimensioni della salute in Italia: uno dei migliori servizi sanitari al mondo rimasto agli anni 80 nel servire una popolazione con diverse esigenze e fragilità da quella odierna; accademia e ricerca di elevato livello che però cedono il passo alla potenza dei blocchi statunitense e cinese; uno dei migliori sistemi industriali di produzione ed export che non cresce ai ritmi dei due giganti; pazienti che non hanno rapido accesso all’innovazione creata qui ed esportata prima nel resto del mondo; Paese che deve mantenere forte la sua economia con una popolazione anziana e tenendo sotto controllo i propri costi sanitari. Non si può certo avere tutto ... Non possiamo certo pretendere l’impossibile, ma il possibile è sotto i nostri occhi, ogni giorno: nelle Scienze della vita siamo secondi solo alla Germania ed insieme al resto dell’Europa questo settore è forse il più valido treno all’innovazione che abbiamo, uno che sta già correndo forte, non come l’unica IA che abbiamo in Europa, non come gli Smr (Small nuclear reactors n.d.r.) dove abbiamo progetti importanti ma ancora da venire. E quale sarebbe la ricetta per mettere insieme gli elementi di forza che abbiamo? Un progetto comune pubblico-privato per ammodernare il nostro SSN secondo le necessità di anziani e fragili, accesso rapido alle terapie innovative, ad esempio in oncologia ed immunologia, semplificazioni procedurali per attrarre maggiori investimenti esteri nella nostra industria. Cioé armiamoci e partite? Assolutamente no, ma lavorare insieme con visione ed obiettivi comuni e con le industrie a fare la loro parte: Gsk, per esempio, è come una multinazionale italiana a capitale estero che dal 900 ricerca, produce ed esporta proprio questo tipo d’innovazione, da Verona, Siena e Parma ed è pronta a rimboccarsi ulteriormente le maniche. Alternative? Rallentare il nostro sviluppo e diventare marginali nel tempo, come persone, industria, Paese.
L’innovazione nelle ‘Scienze della vita’ per la salute dei cittadini e del Paese | MilanoFinanza News
Intervista con il dottor Antonino Biroccio, general manager di Gsk Italia e vicepresidente di Confindustria Verona per le Scienze della vita






