Caricamento player
Fin dall’inizio della guerra in Medio Oriente, lo scorso febbraio, uno dei principali obiettivi dell’amministrazione statunitense di Donald Trump è stato eliminare le capacità iraniane di lanciare missili contro le sue basi e contro i paesi alleati nella regione. Dopo quasi cinque mesi, l’obiettivo non è stato raggiunto.
La premessa da fare è che quando si parla di arsenale militare raramente vengono divulgate informazioni precise su quante armi si posseggano o su dove si trovino, e vale anche per il regime iraniano. Secondo varie stime comunque all’inizio della guerra l’Iran aveva un numero di missili balistici (più difficili da intercettare e che infliggono i danni più gravi) compreso fra duemila e tremila. A questi si aggiungono vari altri tipi di missili – le stime complessive parlano di diverse migliaia – e altre armi come droni e razzi. È l’arsenale più vasto e vario in Medio Oriente, potenzialmente in grado di raggiungere l’Europa orientale.
Una mappa che mostra il raggio di azione della capacità missilistica iraniana, realizzata dal Center for Strategic and International Studies
Il 28 febbraio il presidente statunitense Donald Trump fece un discorso in cui annunciò l’inizio della guerra in Medio Oriente. Tra le altre cose, riferendosi al regime iraniano, disse: «Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Sarà completamente annientata». Sin dall’inizio della guerra gli obiettivi statunitensi sono stati delineati in modo confuso e contraddittorio dall’amministrazione Trump, ma la distruzione del programma missilistico iraniano è stata quasi sempre citata.







