PADOVA - In piazza dei Signori spunta un maxi antenna della telefonia e Colasio manda una segnalazione alla Soprintendenza. Chi, ieri mattina, è passato per le piazze, non ha potuto non notare una grande autogrù che è stata utilizzata per sostituire una vecchia antenna (con ogni probabilità della telefonia mobile) con un ripetitore un po' più basso del precedente, ma dall'impatto visivo decisamente più invasivo. Il tutto ad una cinquantina di metri in linea d'aria da Palazzo della Ragione e a due passi dalla Gran Guardia.

L'assessore «Naturalmente do per scontato che chi ha sostituito l'antenna avesse tutte le autorizzazioni in regola - ha commentato ieri l'assessore alla Cultura Andrea Colasio - resta il fatto che in centro si stanno moltiplicando antenne che hanno un impatto visivo molto pesante, il tutto in prossimità dei principali monumenti che rappresentano una delle ricchezze della nostra città». «Ho provveduto a girare le foto della nuova antenna alla Soprintendenza - ha aggiunto - ora sono in attesa di capire se una presenza così ingombrante può rimanere a poche decine di metri da Palazzo della Ragione».Il tema Intanto la lotta contro le antenne a giugno ha registrato una vittoria legale non di poco conto. È stata infatti pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato illegittima la presenza della mega antenna piazzata da Inwit ad un centinaio di metri dal quella che è considerata una delle strutture religiose più antiche della città di Padova, ovvero la chiesa San Michele Arcangelo. L'associazione Salboroincontra che, ormai da due anni, ha avviato l'azione legale contro la presenza del ripetitore ha rivendicato quella che, di fatto, è la vittoria definiva rispetto ad una procedura che, tra gli altri, ha visto tra i suoi protagonisti anche l'amministrazione comunale. «L'antenna (perché ben visibile) è astrattamente idonea ad interferire con l'interesse a valorizzare la chiesa e il suo oratorio anche in ragione del fatto che i due beni si trovano ad una distanza di un centinaio di metri - si legge infatti nella sentenza - Si tratta di un edificio costruito i secoli VII-VIII sui resti di un tempio romano dedicato alla Dea Fortuna, nel luogo di una necropoli romana situata lungo la via Annia e dell'antico alveo del fiume Retènus, oggi Bacchiglione. L'oratorio appena citato rientra nella nozione di bene culturale (nello specifico: bene monumentale)». A fronte della sentenza, ora l'antenna dovrà essere spostata in un'area che non interferisce con l'antica chiesa.