Pavia. Imparare dagli errori della passata stagione, chiusa con una salvezza sofferta ai playout, e costruire un futuro ambizioso, con l’approdo in serie C come orizzonte da inseguire. Il direttore generale del Pavia Calcio 1911, Antonio Dieni, traccia il sentiero azzurro e confida desideri e aspirazioni del club di via Alzaia. Direttore, prime impressioni dopo il debutto estivo con il Pisa? «Molto positive. Ho visto una squadra coesa, che ha fatto un’ottima figura contro il Pisa, che fino a due mesi fa giocava in serie A. Il primo tempo è finito sull’1-1, poi si è vista la differenza, com’era naturale che fosse. Mi ha fatto piacere ricevere i complimenti del Pisa per la nostra organizzazione. Siamo andati a Morgex con uno staff di 16 persone». Avete scelto mister Granoche, ringiovanendo in modo consistente la rosa. Dove vuole arrivare il Pavia? «Siamo al secondo anno in D, ora conosciamo meglio la categoria. Non contano i nomi, ma il gruppo che si crea, e l’Oltrepò con mister Granoche l’ha dimostrato nella passata stagione, sfiorando i playoff con una rosa molto giovane. Vogliamo arrivare più in alto possibile, seguendo la passione, sempre fortissima, del patron Nucera». Parlare di Serie C è utopia o rappresenta un traguardo in cui credete? «Il nostro obiettivo è di portare il Pavia in Serie C e la crescita della società sotto tutti i punti di vista lo dimostra. Poi è chiaro che dipenderà anche dal girone e dalle avversarie, ma noi siamo ambiziosi». Nell’ottica di crescere come società, il bando che vi siete aggiudicati per la gestione dello stadio Fortunati nei prossimi 5 anni cosa rappresenta? «Voglio precisare che il bando l’abbiamo vinto ottemperando a criteri precisi. Il 30% dipendeva dall’offerta economica, ma il 70% comprendeva dodici punti, come il settore giovanile, la squadra femminile, l’impegno nel sociale attraverso manifestazioni di solidarietà. Abbiamo 512 tesserati e tutte le squadre giovanili nei campionati regionali elite. La nostra scuola calcio ha avuto il riconoscimento come livello elite. Voglio poi rimarcare i cinque campionati vinti in ambito giovanile e la promozione subito raggiunta dalle ragazze. Nel sociale, poi siamo attivissimi con tanti progetti solidali per le persone in difficoltà». Come sarà riqualificato lo stadio Fortunati? «Il bar sarà rinnovato e potrà garantire un servizio più efficiente e riqualificheremo gli spogliatoi per soddisfare al meglio le esigenze del nostro settore giovanile». Siete ancora disponibili a convidere lo stadio Fortunati con l’Ac Pavia come accaduto per le gare dei playoff di Prima categoria della scorsa stagione? «Noi non chiudiamo le porte a nessuno e siamo favorevoli a promuovere lo sport pavese. Siamo pronti ad accontentare chiunque voglia venire a giocare allo stadio, ma tutti devono capire che lo stadio è un lusso e chi vuole usufruirne, deve pagare. Come Pavia Calcio 1911, spendiamo 13mila 500 euro al mese per la gestione dello stadio, tra spese di manutenzione, utenze, giardiniere, pulizia, sicurezza, custode e lavori a nostro carico. Non vogliamo guadagnarci, ma almeno che vengano pagate le spese» Come sono i rapporti con l’Ac Pavia? «Ho grande stima del presidente Salvucci, per quello che ha fatto in questi anni. Per me, l’Ac Pavia non esiste, quello è l’Athletic Pavia, e lo dicono i tribunali. L’Ac Pavia è fallito nel 2016, con 3 milioni di euro di debiti, poi il sindaco Depaoli ha rifondato una nuova società, Fc Pavia 1911, che rappresenta la continuità storica. Un logo acquistato in tribunale non può rappresentare la storia di una società. Detto questo, ognuno è libero di andare a vedere e a tifare per la squadra che preferisce». Contento del pubblico che vi segue? «Certo, siamo terzi come media spettatori nel girone. Abbiamo le famiglie e i bambini e un clima sano e allegro sulle tribune. Per me il calcio va vissuto in questo modo».