Intervista alla voce del calcio Rai che dopo oltre 30 anni di carriera va in pensione. Dalla prima coppa del mondo nel ’94, ha raccontato l’ultima Italia ai mondiali nel 2014 e la vittoria degli azzurri a Euro 2020, al posto di Rimedio per Covid: “Grande gioia ma non ho sentito quella partita mia”. Oltre al calcio ha commentato tanti altri sport: “Mi piace pensare che il pubblico mi ricordo come voce dei tuffi”.

Non serve alzare la voce per fare la storia. È il caso di Stefano Bizzotto, storico giornalista dello sport in Tv che lascia la Rai dopo più di 30 anni di servizio, in vista del pensionamento. La semifinale Spagna-Francia ai Mondiali è stata la sua ultima partita, ma il suo è stato un congedo silenzioso, senza richieste di standing ovation, nello stile che più gli è proprio. "Non so cosa farò adesso, sicuramente è il momento del riposo", racconta Bizzotto in questa intervista a Fanpage, ripercorrendo i momenti salienti di una carriera in cui ha raccontato di tutto e di più, sempre astenendosi da falsi entusiasmi. La prima telecronaca ai Mondiali del '94, l'ultimo successo dell'Italia agli europei, il calcio tedesco raccontato come nessun altro, l'attitudine allo studio quando è stato catapultato in altre discipline che non conosceva, dal tiro al volo al suo marchio di fabbrica: "I tuffi, mi piace pensare che la gente mi ricordi per le mie telecronache".