di
Lorenzo Cremonesi
Al via il viaggio del Corriere lungo la rotta di Nord Ovest, tra l'Alaska e la Groenlandia: a complicare la navigazione - oltre a venti, correnti, bassi fondali non mappati e rischio iceberg - ci sono le tensioni tra Usa, Russia e Cina per il controllo dell'Artico e delle sue risorse
NOME (Alaska costa nord-occidentale) - Arrivo dagli oltre 40 gradi milanesi ai 10 nel porto più settentrionale dell’Alaska per scoprire una realtà sorprendente: il micro-clima al mare di Bering è stato il più freddo degli ultimi trent’anni. «Globalmente il ghiaccio dell’Artico continua a sciogliersi a causa del riscaldamento climatico. Ma il freddo quest’ultimo inverno dalle nostre parti è stato durissimo. Era dagli anni Ottanta che la coltre ghiacciata dal Polo Nord non raggiungeva le isole Aleutine. La stagione della navigazione oltre Capo Barrow verso il Canada e la Groenlandia è in ritardo di almeno due o tre settimane.Occorre che le temperature si alzino e nel contempo il vento cambi direzione per spingere la calotta polare lontano dalle coste settentronali di Alaska e Canada», spiega Luca Stotts, il 40enne responsabile del porto di Nome. È il primo dei tanti imprevisti che senz’altro incontreremo nel nostro tentativo di percorrere in barca a vela il mitico Passaggio di Nord-Ovest per il Corriere della Sera. Si tratta di navigare per circa 3.200 miglia marine (oltre 5.100 chilometri) in uno dei mari più infidi al mondo, minacciato dai venti, dai cambi repentini delle correnti, dal rischio iceberg, dai bassi fondali non mappati, dalla scarsità di punti riparati, dalla mancanza di assistenza e dalla necessità di fare in fretta prima che già a metà settembre i freddi del prossimo inverno tornino a trasformare canali e golfi in trappole di ghiaccio e labirinti impossibili da superare.







