Pubblicato il: 22/07/2026 – 6:24

CATANZARO «Dal governo della mobilità passiva passa una quota importante della ricostruzione del sistema sanitario calabrese». Tra i più importanti obiettivi che la Regione Calabria si pone nel Piano di rientro 2026-2028 della sanità quello di ridurre la mobilità sanitaria passiva rappresenta una delle priorità strategiche. Secondo quanto rivela il documento di programmazione triennale adottato dalla Giunta regionale, il fenomeno, che ogni anno porta decine di migliaia di cittadini a rivolgersi a strutture sanitarie di altre regioni, non è solo un problema economico, ma anche una questione sociale e organizzativa che incide sulla qualità dell’assistenza e sulla continuità delle cure.

Il contesto

Nel Piano di rientro si evidenzia che la scelta dei calabresi di curarsi fuori regione non è dovuta esclusivamente alla reputazione del sistema sanitario locale. A pesare sono soprattutto la carenza di alcuni percorsi diagnostici e assistenziali, in particolare nell’ambito degli screening oncologici, e la scarsa conoscenza dei progressi compiuti negli ultimi anni per qualificare numerosi centri ospedalieri regionali nel trattamento di patologie ad alta complessità. Alcuni dati citati nel documento: nel 2023 la mobilità passiva ha riguardato circa 50mila ricoveri ordinari e altri 25mila ricoveri in day hospital o day surgery. A questi dati si aggiunge il fenomeno della cosiddetta “mobilità apparente”, legato a circa 45mila cittadini calabresi che risultano residenti nella regione ma vivono stabilmente altrove, una componente che limita i margini di intervento diretto. Si tratta – si legge – di «un vero e proprio fenomeno sociale, soprattutto nella misura in cui genera costi importanti per le famiglie e di fatto rende meno efficace il follow-up dei pazienti». Per contrastare questa tendenza e provare ad arginare i “viaggi della speranza”, la Regione – si rileva nel Piano di rientro – intende proseguire nel rafforzamento del sistema sanitario attraverso «il potenziamento delle risorse umane, l’ulteriore qualificazione delle risorse professionali e l’innovazione tecnologica (telemedicina, robotica) a far in modo che l’assistenza erogata dagli ospedali calabresi cresca in modo rilevante». Parallelamente sarà fondamentale migliorare la comunicazione istituzionale, affinché i cittadini siano informati sulle prestazioni di elevato livello già disponibili negli ospedali calabresi e non ritengano necessario spostarsi in altre regioni per ricevere cure all’avanguardia. Un capitolo centrale riguarda il potenziamento dei percorsi diagnostici e di prevenzione. Il Piano di rientro 2026-2028 cita come esempio gli screening oncologici, la cui insufficiente diffusione ha contribuito a far sì che circa la metà delle donne calabresi scelga di affrontare in altre regioni il percorso di cura del tumore della mammella. Una situazione che, secondo la programmazione regionale, riguarda anche altre patologie complesse e che richiede un rafforzamento dell’offerta sanitaria territoriale.