Demagoghi e predatori dell’opinione sono una presenza trasversale costante in materia di sicurezza e diritti, autorità e libertà. Gli ideologismi sono sempre contraddittori, non razionali, oltre che pericolosi. Una minoranza violenta di radicalizzati ha messo in scena la guerriglia a Bologna dopo la morte disperante nel quartiere Pilastro di un uomo fuori di testa, che in un video chiede aiuto e muore sotto il peso di due poliziotti in azione di “contenimento”, alla presenza di personale di soccorso che resta inerte a guardare malgrado le invocazioni all’aiuto, una scena in sé di tremendo cinismo e crudeltà che ha emozionato e commosso tutti e ha incendiato gli antagonisti dei centri sociali; la guerriglia notturna ha procurato danni ingenti ai cittadini, ai poliziotti, a chi l’ha promossa, e poteva andare molto peggio. D’altra parte erano appena terminati gli incredibili festeggiamenti del venticinquennale della devastazione di Genova, una feroce guerriglia urbana cui rispose una spietata repressione di polizia fuori dalle regole di uno stato di diritto, anche quelle emergenziali. E mentre si sono levate voci che criticavano, tra gli antagonisti, l’attenzione celebrativa alle vittime della repressione e rilanciavano il conflitto con la polizia e lo stato come l’essenza dell’identità di una vera sinistra, non uno ha rivisto il giudizio storico sull’attacco violento alla zona rossa di Genova, nemmeno tra quanti, e si parla di leader della marcia contro il G8, si sono nel frattempo convertiti al volontariato, alla solidarietà, alla non violenza di matrice cristiana.Nella destra salviniana al governo, che è distinta dalla destra di governo, è scattato subito il cortocircuito tra l’estensione vendicativa del diritto di legittima difesa, sul quale erano in campagna rumorosa nel caso Roggero, e l’esclusione pregiudiziale di qualunque possibile responsabilità della polizia nel caso di Fakir, un cittadino morto nelle mani degli agenti della polizia di stato, ammanettato mani e piedi prima e dopo il decesso. Tutti rendono un omaggio ipocrita, sebbene comprensibile, alla magistratura, che accerterà che cosa sia effettivamente successo al Pilastro e se ci siano responsabilità penali e professionali prive di alcuna giustificazione. Lo scudo contro il linciaggio preventivo degli agenti in servizio di ordine pubblico non è una garanzia di impunità, nasce come tutela o filtro contro il pregiudizio ideologico e il riflesso condizionato di quelli che gridano comunque “polizia assassina”.In questo generale disastro emergono però anche voci umane e ragionevoli, che non puntano sull’indifferenza, sull’odio o sulla vendetta, dalla nipote di Fakir, che ha parlato in piazza con toni di dignitoso e umile dolore e di giustizia, fino a personalità pubbliche e commentatori non accecati dalla faziosità e dalla caccia barbara al consenso di pancia dell’uomo comune cosiddetto, dispiegata per destituire del loro fondamento democratico le regole della convivenza, tra le due facce costituzionali di un sistema liberale, libertà e autorità, norme e diritti per così dire non negoziabili. Non è vero che il sinistro chiasso dei demagoghi non ha alternativa. Bologna non è Minneapolis. Non esiste in Italia la caccia all’immigrato o al cittadino al di là della famosa “linea del colore”, che ha generato negli Stati Uniti il movimento estremista Black Lives Matter e la piattaforma di disarmo o depotenziamento della polizia, con la conseguenza politica del dilagante trumpismo d’ordine, un fenomeno paracriminale di corruzione dello stato nel rapporto con i diritti civili che ha radici negli aspetti ignobili della storia americana (schiavismo, razzismo, segregazione). A guardare il paralizzante e ripugnante video della morte di Fakir, a valutare l’assurdità della proposta “legge Roggero” da parte di Salvini, a considerare l’immagine idolatrica dello stato come forza bruta, contro il quale scagliare bombe molotov o a favore del quale scatenare argomentazioni violente e incendiarie da quattro soldi, si può pensare che non ce la faremo mai a emanciparci dal primitivismo mentale. Ma qualcosa dice che non è così.
Primitivi, ma fino a un certo punto
La morte di Fakir, la guerriglia urbana a Bologna, il cortocircuito della destra salviniana: un disastro da cui emergono però anche voci ragionevoli. Non è vero che il chiasso sinistro dei demagoghi non ha alternativa











