Riassunto della puntata precedente: mentre stava preparando l’Odissea, il regista Franco Rossi ricevette da un amico inglese un dono scherzoso: la parodia porno del testo omerico pubblicata a Parigi qualche anno prima dall’Olympia Press di Maurice Girodias. La dedica diceva: “Ecco l’Odissea che dovresti girare!” Ne ho ricavato un agile, libero riassunto. Buon divertimento!

PornOdissea. Proemio. L’uomo dalle sborrate innumeri cantami, o Musa, che di dea in dea errò mentre Penelope, sua sposa, nella reggia d’Itaca con la figa gonfia l’attendeva. Vent’anni vagò per l’ampio mare, donne d’ogni sorta incontrando; ovunque, anche sull’Olimpo, della sua verga si narrava. Cento spruzzi poteva in un batter d’occhio eiaculare, ma saggezza e tempra una dea amabile gli die’, dure come roccia erezioni nelle notti d’amore assicurandogli. Le sue prodezze cantami dunque, o Musa, figlia d’immortali, più di tutti lussuriosa, ché più piccanti di quelli umani dicono gli amori degli dei.

Capitolo 1. La grotta di Calipso. Tutti gli eroi che alla guerra sono scampati e ai flutti tempestosi, alle loro case sono tornati ormai. Tutti tranne Ulisse. La patria e la sposa fedele brama, ma prigioniero Calipso la divina lo tiene, con arti d’amore ogni giorno tentandolo, impaziente della sua verga leggendaria. Passa le giornate guardando il mare Ulisse, gli occhi in pianto. Scende la sera ed ecco apparir Calipso: “Cessa dal pianto, figlio di Laerte. Una grotta t’attende: è l’ora dell’amore”. Entrano. Ricopre un letto di molle sabbia un lenzuolo di seta, splendente come il mare; grandi lastre di bronzo sulle pareti e sulla volta i corpi nudi dei due amanti riflettono; quattro faci rischiarano la stanza. Su quel letto, a gambe spalancate, Calipso si distende, le poppe protese. Resta in piedi, esitante, Ulisse.