Ci sono storie che possono essere inventate e altre che devono prima essere vissute. Gargoyle, il romanzo dello scrittore e docente Alfredo Vassalluzzo, appartiene alla seconda categoria. Non nasce da un esercizio di immaginazione, ma da anni trascorsi nelle aule scolastiche degli istituti penitenziari italiani, dove l'autore ha insegnato Italiano e Storia, osservando da vicino una realtà che raramente trova spazio nella narrativa senza cadere nella retorica o nei luoghi comuni.
Da quell'esperienza è nato un romanzo che sceglie una prospettiva inconsueta. Il carcere non viene raccontato come teatro della violenza o semplice luogo di espiazione, ma come uno spazio nel quale convivono responsabilità, speranza, errori, possibilità di cambiamento e rapporti umani complessi. Una narrazione che evita tanto il giudizio quanto l'assoluzione, lasciando al lettore il compito di interrogarsi sul confine, spesso sottile, tra la legge e l'uomo.
Originario del Cilento e oggi docente presso l'I.I.S. "Sandro Pertini" di Albano Laziale, Vassalluzzo ha fatto della scuola uno strumento di osservazione privilegiato della società.
Prima l'insegnamento nelle sezioni scolastiche carcerarie, poi il ritorno nelle classi ordinarie gli hanno consentito di confrontare due mondi apparentemente lontani ma accomunati dalla stessa esigenza: offrire alle persone un'occasione per costruire il proprio futuro attraverso la cultura.









