Dieci, dodici, fino a 14 ore di lavoro nei campi sotto il sole cocente dell’estate o sotto la pioggia, per una paga di appena tre euro l’ora. Senza riposo settimanale, senza la possibilità di assentarsi in caso di malattia, con pochi minuti di pausa e persino con il divieto di utilizzare il telefono cellulare durante l'orario di lavoro. È il quadro emerso dall'operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro (Nil) di Caserta guidati dal comandante Piero Di Fusco, che ha portato all'arresto in flagranza di due imprenditori operanti tra Villa Literno e Giugliano in Campania, accusati, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato.
Nel primo caso a finire in manette è stato un imprenditore albanese di 31 anni attivo a Villa Literno; nel secondo un imprenditore italiano di 63 anni operante a Giugliano in Campania. Entrambi svolgevano attività nel commercio all'ingrosso di prodotti agricoli, nell’allevamento e nella produzione di ortaggi e, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero organizzato un sistema di reclutamento e impiego della manodopera fondato sullo sfruttamento di lavoratori particolarmente vulnerabili. L'operazione è stata eseguita con il supporto del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli nell'ambito della campagna straordinaria di controlli promossa dal Ministero del Lavoro contro il caporalato.Il sistema Secondo quanto emerso durante gli accessi ispettivi, le vittime erano prevalentemente cittadini indiani irregolari sul territorio nazionale, scelti proprio per la loro condizione di estrema fragilità. I braccianti venivano reclutati direttamente in strada e successivamente trasportati nei campi a bordo di un furgone in uso a uno degli indagati. Una volta raggiunti i terreni agricoli iniziava una giornata di lavoro massacrante. Gli operai sono stati costretti a turni compresi tra le dieci e le quattordici ore quotidiane, percependo una retribuzione di circa tre euro per ogni ora lavorata, ben al di sotto dei minimi previsti dalla contrattazione collettiva. A ciò si aggiungevano l'assenza del riposo settimanale, l'impossibilità di assentarsi in caso di malattia e pause ridotte a pochi minuti.Sfruttavano braccianti indiani irregolari, a lavoro anche per 14 ore: choc nell'agro aversanoDurante il lavoro non era inoltre consentito utilizzare il telefono cellulare. Particolarmente gravi anche le violazioni in materia di sicurezza. Secondo gli accertamenti, i braccianti erano costretti a lavorare sotto la pioggia e durante le ondate di calore, senza alcuna tutela adeguata. In alcuni casi sarebbero rimasti nei campi persino durante le operazioni di spargimento dei pesticidi, esposti a sostanze potenzialmente nocive per la salute e privi dei dispositivi di protezione individuale previsti dalla normativa vigente.Per gli investigatori si tratta di un sistema che avrebbe trasformato il bisogno di lavorare in uno strumento di sfruttamento, approfittando della posizione di estrema debolezza dei lavoratori stranieri irregolari, spesso privi di qualsiasi alternativa occupazionale e costretti ad accettare condizioni incompatibili con la dignità del lavoro. Al termine delle attività ispettive i due imprenditori sono stati arrestati in flagranza. Il Tribunale di Napoli Nord, in sede di convalida, ha disposto nei confronti di entrambi la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. L'attività investigativa è stata svolta con il contributo dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Caserta e dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.Il sindacato Sugli arresti è intervenuta anche la segreteria della Cgil Napoli e Campania con una dura presa di posizione. «La notizia dell’arresto di due imprenditori per sfruttamento del lavoro in agricoltura - affermano il segretario generale Flai Cgil Campania e Napoli, Igor Prata, e il segretario generale Flai Cgil Caserta, Tammaro Della Corte - smantella completamente la propaganda che lega il tema dei migranti esclusivamente alla sicurezza in chiave repressiva, riportando invece al centro il tema della sicurezza come tutela della salute e dei diritti di lavoratrici e lavoratori, migranti e non».Biodiversità, carabinieri della Forestale fanno lezione ai ragazzi dell'Istituto comprensivo "Gesuè"La Cgil denuncia come «una parte importante del lavoro in Campania continui a poggiare su attività illecite, tra lavoro nero, salari ridicoli, assenza di diritti e nessuna tutela per chi opera tra sostanze nocive e temperature intollerabili», chiedendosi quale sia la risposta delle istituzioni «di fronte a questa barbarie». I sindacalisti sollecitano una «regolarizzazione dei lavoratori migranti, l'intensificazione dei controlli nelle aziende dei comparti più esposti al rischio di sfruttamento e l'apertura di un confronto urgente con Regione Campania, Città Metropolitana di Napoli e tutti gli enti competenti per individuare soluzioni per garantire legalità, sicurezza, diritti e dignità del lavoro».










