Cieco, ma capace di vedere più lontano di tutti. È il destino di Tiresia, il veggente che attraversa i secoli e continua a interrogare il presente. Al Teatro Greco, Graziano Germano Piazza gli ha prestato corpo e voce in due allestimenti firmati da Robert Carsen, Edipo re e Antigone, conquistando il pubblico con un'interpretazione intensa e profondamente umana. Una presenza scenica che ha suscitato applausi prolungati e momenti di autentica commozione, restituendo tutta la forza di un personaggio chiamato a pronunciare verità che nessuno vorrebbe ascoltare.

Perché Tiresia continua a parlare al pubblico?

«È un personaggio profondamente umano. La sua capacità di divinare non nasce dalla coscienza, ma dal fatto di essere un tramite con qualcosa di più grande. Forse è questo che ci affascina: rappresenta una ricerca che va oltre la nostra consapevolezza».

Come spiega il successo della trilogia di Carsen?

«La sua forza nasce dalla sensibilità registica. La grande scala immaginata da Carsen diventa simbolo dell'ascesa e del contrasto tra alto e basso, ma permette anche al pubblico di specchiarsi idealmente negli altri spettatori, creando un forte senso di comunità. A questo si aggiunge una cura straordinaria del dettaglio e la capacità di dare la stessa dignità a ogni interprete e a ogni elemento della scena. È questa, credo, la cifra vincente della trilogia».