Sentirsi offesi non dipende tanto da ciò che accade, ma dalla nostra interpretazione degli avvenimenti. Le ricerche nel campo della psicologia sociale, infatti, confermano che il senso di offesa nasce dall’incontro fra un evento esterno e il significato che gli attribuiamo. È così, dunque, che possiamo sentirci particolarmente toccate una frase o da un comportamento per quanto sembrano dire su di noi, sul nostro valore e sul posto che occupiamo nelle relazioni. E questo spiega anche perché due persone possono reagire in modo completamente diverso alla stessa situazione. Alla radice, ancora una volta, c’è la paura dell’esclusione sociale, una variabile importantissima per la nostra specie in quanto la nostra sopravvivenza è sempre dipesa dall’appartenenza al gruppo. Dunque, tutto ciò che minaccia il legame continua quindi a essere percepito come rilevante dal nostro sistema nervoso. “Dal punto di vista psicologico, quando ci si sentiamo offesi, la nostra mente interpreta ciò che è accaduto come una minaccia. Questo genera un forte impatto emotivo e, di conseguenza, l’emergere di emozioni negative”, spiega il dottor Amleto Petrarca Paladini, psicologo e psicoterapeuta (www.amletopetrarca.com). Ma per quali ragioni la nostra mente “maschera” con altre emozioni la paura dell’esclusione? “Riconoscere di essere state esclusi è qualcosa difficile da ammettere - risponde il dottor Petrarca Paladini -. Questa difficoltà innesca un meccanismo di difesa quale la negazione e determina l’emergere di ansia o paura, che in realtà coprirebbero sentimenti più profondi di dolore e tristezza”.
Fenomenologia del sentirsi offese: perché accade, come ci cambia e cosa fare in proposito
La psicologia sociale ha stabilito che il sentimento non nasce solo da un evento esterno, ma anche dal significato che gli attribuiamo







