È uscito per Alcatraz il libro L'Abbazia degli incubi. Fantasmagorie gotico-romantiche (1750-1850) di Franco Pezzini, saggista, studioso di letteratura fantastica e dell’occulto, e traduttore. Da molti anni si occupa di gotico, horror, fantastico ed esoterismo, temi ai quali ha dedicato numerosi saggi, introduzioni e curatele. In questo volume – corredato da immagini, cover, foto, locandine e disegni – ci racconta il gotico attraverso le tracce disseminate nella cultura europea, tra romanzi, cinema, pittura, occultismo e miti popolari: è un viaggio nell'immaginario occidentale, costruito come una costellazione di incontri, scoperte, rivelazioni e sorprendenti collegamenti.

Da Ann Radcliffe a Mary Shelley, da Cagliostro a Saint-Germain, passando per Colin Wilson, Balzac, Sade, Hoffmann e il cinema fantastico del Novecento, l’idea di fondo è che il gotico non sia circoscritto soltanto a un’epoca, ma costituisca una lente privilegiata per leggere le paure, le ossessioni e i desideri della modernità. Le “fantasmagorie” del titolo, infatti, non sono soltanto quelle delle antiche lanterne magiche, ma anche quelle che oggi stuzzicano la nostra fantasia.

Nel primo saggio, dedicato a Colin Wilson, la riflessione passa con naturalezza dagli Hell Fire Club settecenteschi a The God of the Labyrinth, ai film Hammer, a Borges, fino alla filosofia dell’outsider. L’autore è una grande conoscitore della materia e non c’è mai la sensazione di un accostamento casuale: tutto converge sull’idea che il gotico sia soprattutto un modo di valutare il rapporto fra ignoto, desiderio, trasgressione e ricerca spirituale. E quando si parla, per esempio, di danzatrici assassine, non può mandare Salomè: “D’altra parte a consacrare – una sacertà nera, è ovvio – la figura della danzatrice assassina è anche tutta una lunga storia pittorica. Come Giuditta (anche se con diversi sottotesti simbolici), anche Salomè è una cefalofora, portatrice cioè di una testa mozzata”.