Caro Ultimo, questa non è solo la lettera di una fan, ma di una giornalista e persona con disabilità che, come migliaia di altre, vorrebbe poter assistere a un tuo concerto senza che la realizzazione di questo desiderio diventi una corsa a ostacoli e trasformi la gioia in frustrazione. Qualche giorno fa, hai fatto una cosa che mi ha colpita: hai aperto le prove generali del concerto di Tor Vergata a 1.500 persone con disabilità e ai loro accompagnatori, promettendo che quella non sarebbe stata "solo una prima volta, ma la prima di molte altre". Non era un gesto dovuto. È stata una scelta. E le scelte raccontano le persone più delle parole.
Come quella di chiamarti Ultimo e di dare voce a chi spesso si sente ai margini, a chi cerca il proprio posto nel mondo senza smettere di credere nei propri sogni. Tante tue canzoni raccontano questo. Da “Il ballo delle incertezze” a “Ti dedico il silenzio” parlano proprio di fragilità, di incomprensioni, del bisogno di essere ascoltati. È anche per questo che penso tu possa capire quello che potrebbe accadere ancora una volta a Messina. Tra meno di un anno sarai allo stadio “Franco Scoglio” e, aperte le prenotazioni dei biglietti, per le persone con disabilità, è iniziata una corsa diversa da quella di tutti gli altri.






