Cinque giorni tra Kyiv e Berdychiv per l’inviato di Papa Leone XIV. Dall’incontro con Zelensky alla visita nei luoghi colpiti dai bombardamenti, la missione di Gallagher ha unito sostegno pastorale e iniziativa diplomatica
Cinque giorni tra Kyiv e Berdychiv per riaffermare la vicinanza della Santa Sede all’Ucraina, in una missione che ha intrecciato diplomazia, sostegno pastorale e attenzione alla popolazione civile colpita dalla guerra. Questa, in sintesi, è stata la missione dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, inviato di Papa Leone XIV nel Paese per il 35° anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino nel Paese. Missione che si è chiusa ieri, prima con l’omaggio del porporato al memoriale delle vittime della rivoluzione di Maidan e della guerra, poi con l’incontro con il ministro degli Esteri ad interim Andrij Sybiha e il presidente Volodymyr Zelensky. Un’agenda che conferma la duplice natura della visita, pastorale e diplomatica, in un momento in cui il conflitto continua a colpire duramente il Paese.
Nei giorni precedenti l’inviato pontificio ha visitato alcuni dei luoghi simbolo delle conseguenze dell’invasione russa, dalla chiesa di San Nicola di Kyiv fino ai quartieri colpiti dai più recenti bombardamenti, incontrando fedeli, soccorritori e operatori umanitari. “Per raggiungere la pace è necessaria la perseveranza”, ha detto rivolgendosi alla comunità cattolica ucraina, indicando nella resilienza della popolazione uno dei principali elementi di speranza. Tra le tappe anche la Pecherska Lavra di Kyiv, storico monastero ortodosso patrimonio Unesco colpito da un raid russo lo scorso giugno, e l’Istituto teologico domenicano San Tommaso d’Aquino, danneggiato dagli attacchi missilistici.








