I primi esami sul corpo del giornalista trovato carbonizzato a Eboli mostrano gravi lesioni su tutto il corpo: si attende l'esito dell'autopsia. Le sorelle: «Ancora speriamo non sia lui»
I primi esami sul corpo di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista di 53 anni trovato carbonizzato ad Eboli nella notte tra sabato e domenica, hanno rivelato diverse fratture sullo scheletro ma nessuna ferita da proiettile. L’esito della Tac spinge chi indaga a ipotizzare che l’uomo possa aver subito un violento pestaggio da parte di più persone prima di morire. Risposte più certe arriveranno con l’autopsia, disposta per oggi pomeriggio all’ospedale di Eboli. Le sorelle della vittima, Ida e Francesca Esposito, hanno detto di essere «sotto shock» e di sperare ancora che i resti non appartengano al fratello.
I dubbi sull’arma e sul luogo del delitto
L’assenza di ferite da proiettile sul corpo del giornalista ha messo in discussione la prima ricostruzione degli investigatori. Nella notte di domenica, poco distante dal corpo, era stato trovato un bossolo di pistola che, in un primo momento, aveva dato adito all’ipotesi di un delitto a colpi d’arma da fuoco. I primi rilievi scientifici e balistici, tuttavia, fanno pensare che l’arma non sia stata usata per ucciderlo, ma per depistare le indagini o come “firma” del delitto. Ci sono invece più certezze sul luogo dell’omicidio: la Lancia Y bianca di Esposito è stata trovata parcheggiata e chiusa a poca distanza dal corpo e le chiavi dell’auto si trovavano a terra proprio vicine ai resti.










