Massacrato di botte, ucciso per asfissia meccanica violenta e poi dato alle fiamme in un terreno agricolo isolato nelle campagne di Eboli. È il quadro che emerge dai primi risultati dell’autopsia sul corpo di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato senza vita nella mattinata di domenica 19 luglio in un terreno agricolo in provincia di Salerno. Un delitto che continua a presentare molti interrogativi: non c’è ancora un movente, non ci sono indagati e restano aperti numerosi fronti investigativi.

Secondo quanto emerso dall’esame autoptico, la causa della morte sarebbe riconducibile a un’asfissia meccanica violenta, provocata da uno strangolamento o da uno strozzamento. Gli accertamenti, tuttavia, non hanno ancora chiarito un elemento decisivo: se il corpo sia stato incendiato quando Esposito era ancora in vita oppure dopo il decesso. L’autopsia, durata circa cinque ore, ha inoltre evidenziato numerose fratture, in particolare nella zona delle costole, compatibili con una violenta aggressione. Gli investigatori ritengono che la vittima sia stata picchiata anche con un corpo contundente, mentre viene esclusa l’ipotesi, presa in considerazione nelle prime ore, che a ucciderlo sia stato un colpo d’arma da fuoco. La natura e l’origine delle lesioni saranno comunque oggetto di ulteriori approfondimenti tecnici.