Quaranta piccoli rondoni soccorsi in appena tre giorni. È quanto accaduto al Centro ornitologico di riabilitazione di Ginevra durante una delle recenti ondate di calore che hanno colpito la Svizzera. I giovani esemplari si sono lanciati dai loro nidi nel tentativo di sfuggire a temperature ormai insostenibili, che nei sottotetti e nelle cavità degli edifici possono raggiungere i 60 °C. I pulli, che non hanno ancora sviluppato efficaci meccanismi di termoregolazione, rischiano rapidamente disidratazione e colpi di calore quando il nido si surriscalda.
Quanto accaduto mostra che l'ondata di calore che sta investendo l'Europa non mette a rischio solo le persone, ma anche la fauna selvatica. Tra le vittime più vulnerabili ci sono gli uccelli, soprattutto durante il delicato periodo della nidificazione. Per alcune specie, infatti, i nidi situati nei sottotetti o nelle cavità naturali diventano una vera e propria trappola termica, trasformando quello che dovrebbe essere un rifugio sicuro in un ambiente potenzialmente mortale.
L'emergenza registrata in Svizzera non è un caso isolato: fenomeni analoghi sono stati osservati in Italia, a conferma di come le ondate di calore stiano modificando profondamente le condizioni di vita della fauna selvatica urbana. In Alto Adige, per esempio, il Centro recupero avifauna di Bolzano (Crab) ha segnalato nel luglio 2026 un aumento significativo dei ricoveri di giovani rondoni.









