Intervista con uno degli attivisti simbolo della rivoluzione egiziana, graziato a settembre da al-Sisi dopo anni di prigione e proteste dal carcere. "L’impatto è forte sulla società e sulla cultura. Non sono ottimista, non penso che ci siano semi. La GenZ egiziana vive nella sconfitta, è stanca della generazione dei quarantenni e paga il prezzo per noi. È pronta a prendersi tutti i rischi, ma ha la prova che questo non sta costruendo qualcosa"
Abbiamo intervistato a Beirut uno dei simboli delle proteste di piazza Tahrir, l’attivista egiziano Alaa Abdel Fattah. Ha passato gli ultimi dieci anni prevalentemente in carcere. Egiziano con passaporto britannico, è cresciuto in una famiglia di attivisti politici socialisti. Suo padre, Seif al-Islam, difensore dei diritti umani, è stato in prigione dove è stato torturato nel 1980 durante il regime dell’ex presidente Hosni Mubarak.








