L’industria dei combustibili fossili sapeva fin dalla fine degli anni ‘60 dei gravi rischi climatici legati alle emissioni e alle perdite di metano. Nonostante questa consapevolezza, ha orchestrato decenni di campagne di marketing e studi manipolati per spacciare falsamente il gas come «energia pulita». Questo inganno sistemico ha protetto i profitti aziendali, guidando un’enorme espansione delle infrastrutture a scapito della trasparenza e dell’ambiente. Tutto ciò emerge da un’indagine dello statunitense Center for Climate Integrity i cui risultati sono stati resi noti in questi giorni. Il titolo del documento è “La frode del gas naturale ‘pulito’: come le grandi compagnie petrolifere e del gas hanno creato il mito secondo cui il gas naturale è una soluzione per il clima” e in un’ottantina di pagine ricche di dati, grafici, tabelle e testimonianze la questione emerge in tutta chiarezza.

Mentre i funzionari di tutto il mondo discutono sull’espansione dell’estrazione e dell’uso del gas naturale e mentre l’Unione europea ha depotenziato il regolamento sull’import di metano sospendendo fino al 2029 le previste multe per le compagnie extra-Ue che non rispettino i requisiti comunitari, il rapporto rivela come l’industria del gas abbia inventato e promosso la menzogna secondo cui il gas naturale è «pulito» negli anni ’70 e da allora abbia deliberatamente ingannato i decisori politici e l’opinione pubblica riguardo alla sicurezza e ai rischi. «La frode del gas naturale “pulito” è stata fondamentale per il successo dell’industria sul mercato, e l’idea che il gas sia rispettoso del clima è stata al centro della rapida espansione delle infrastrutture del gas negli ultimi due decenni», si legge nell’introduzione del rapporto.