L’inflazione ha ridotto dell’11,6% il potere d’acquisto dei 1.163 miliardi di euro fermi sui conti correnti italiani tra il 2022 e il 2026. L’analisi della Banca d’Italia mostra una netta spaccatura tra Nord e Sud e un progressivo spostamento della liquidità verso strumenti finanziari più redditizi.
Lasciare i propri risparmi fermi sul conto corrente non è più una scelta a "rischio zero", ma un'abitudine che sta costando cara alle famiglie italiane. Secondo gli ultimi dati della Banca d'Italia (aggiornati ad aprile 2026 e rielaborati da Il Sole 24 Ore), nei depositi bancari del Paese si trova un tesoretto imponente: 1.163 miliardi di euro. A un primo sguardo, questa massa di liquidità sembra del tutto stabile, con un calo quasi impercettibile dello 0,4% negli ultimi quattro anni. Si tratta però di un'illusione. Se si considera l'impatto effettivo del carovita certificato dall'Istat, la realtà è infatti ben diversa: la liquidità lasciata sui conti non remunerati ha subito un'erosione reale dell'11,6%.
Per capire cosa significa nel concreto, basta un esempio pratico: mille euro depositati in banca ad aprile 2022 oggi garantiscono un potere d'acquisto pari ad appena 884 euro. Una svalutazione silenziosa che sta riducendo la capacità di risparmio degli italiani e che sta spingendo sempre più persone verso un cambio di passo: spostare i capitali per proteggerli dall'inflazione. La distribuzione della ricchezza liquida sul territorio nazionale Il rapporto tra i depositi bancari e la popolazione residente delinea una mappa economica dell'Italia caratterizzata da forti differenze geografiche e di reddito. In cima alla classifica delle province con la maggiore liquidità pro capite si posiziona Bolzano, dove le famiglie consumatrici mantengono in media 37mila euro sul conto corrente. La seguono Milano con 32.500 euro e Piacenza con 31.200 euro, affiancate da altri centri settentrionali come Sondrio, Trento e Belluno, tradizionalmente caratterizzati da redditi più elevati e da una consistente presenza di patrimoni accumulati.









