A Milano i conti correnti delle famiglie residenti si sono alleggeriti del 4% negli ultimi quattro anni: oggi i milanesi possono contare su 3,75 miliardi di euro in meno in banca rispetto ad aprile 2022. Cifre che la crisi ha eroso o che sono state dirottate altrove, verso forme di investimento più redditizie, ma che raccontano bene i movimenti della liquidità delle famiglie italiane innescati in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina e con l’avvicendarsi delle fiammate inflazionistiche degli ultimi anni.Le mosse sui conti dei milanesi diventano rilevanti, visto che il capoluogo lombardo da solo raccoglie quasi l’8% di tutte le somme depositate in banca dalle famiglie consumatrici a livello nazionale: circa 90 miliardi su un totale di 1.163 miliardi di euro (escluse le forme di liquidità remunerata o vincolata). I numeri vengono dalla tavola «Depositi per provincia, settore e sottosettore della clientela» della base dati statistica della Banca d’Italia, aggiornata al 30 aprile 2026, classificata per residenza della clientela (non per sede di sportello).
La corsa si è fermata
Le consistenze dei depositi bancari delle famiglie sono rimaste sostanzialmente stabili tra aprile 2022 e aprile 2026, segnando un -0,4 per cento. Per capire cosa è successo in questi anni, in seguito alla crisi energetica e al rialzo dei tassi di interesse, bisogna allargare lo sguardo. «Proprio tra fine 2021 e inizio 2022 le somme detenute nei conti correnti hanno segnato il loro picco massimo, poi la corsa si è fermata», spiega Fedele De Novellis di Ref Ricerche. I depositi delle famiglie, in pratica, hanno smesso di crescere e dopo l’aprile del 2022 i dati della Banca d’Italia hanno segnato una riduzione, mantenendo un trend di sostanziale stabilità negli ultimi cinque anni. «Nello stesso arco di tempo – dice De Novellis – è molto cresciuto invece il mercato obbligazionario, così come le altre attività finanziarie. In pratica, dopo anni di rendimenti praticamente nulli, c’è stato uno spostamento della liquidità delle famiglie verso altre forme di investimento, alla luce di tassi di interesse più elevati».La raccolta bancaria diretta, dunque, si è arrestata e questo innanzitutto è accaduto a favore di altri asset (si veda l’articolo nella pagina a fianco), ma non solo: «Le classi di reddito più elevato hanno spostato la liquidità su forme di risparmio gestito – prosegue l’economista – ma allo stesso tempo si è anche ridotto il tasso di risparmio delle famiglie. L’accumulo di liquidità è finito e anche dalle attività finanziarie si risparmia poco: gli investimenti costituiscono per lo più una forma di rivalutazione della ricchezza». Insomma un riparo dall’inflazione.







