La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati fino a giugno, quando il fabbisogno elettrico del Paese è cresciuto arrivando a 28 TWh, il valore mensile di giugno più alto degli ultimi dieci anni; non sarà un caso che sia stato anche il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, chiamando a un uso più marcato dei condizionatori per tenere a bada un’ondata di calore che ha provocato oltre 10mila morti in Europa.
Eppure, nonostante la crisi climatica in corso e i prezzi dell’elettricità trainati in alto dal gas fossile, le rinnovabili italiane mordono ancora una volta il freno. In base ai dati Terna a giugno la domanda di elettricità è stata soddisfatta per il 47% dalle rinnovabili (in diminuzione rispetto al 49,5% registrato lo stesso mese dell’anno precedente), mentre la quota di produzione è arrivata al 54,5% (in calo rispetto al 57,8% del 2025).
Più nel dettaglio, a giugno si registra un aumento della produzione fotovoltaica (+15,7%) ma una riduzione delle fonti eolica (-3,2%), geotermica (-2,1%) e soprattutto idroelettrica rinnovabile (-23,%), a causa della siccità che sta interessando in primo luogo le regioni del nord (ma che si è appena riaffacciata anche in Toscana).









