La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati fino a luglio, quando la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il 15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025).
Peccato però che al contempo il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (Pun Index Gme) sia balzato a 157 euro/MWh, +39% su base annua, col Paese che continua a pagare lo scotto dei troppo esigui impianti rinnovabili. Eolico e fotovoltaico, invece, continuano a produrre elettricità a una frazione del costo rispetto a quello complessivo all’ingrosso, come mostrano gli esiti delle aste per gli “incentivi” – o meglio i meccanismi di stabilizzazione dei prezzi nel lungo periodo – del decreto Fer X transitorio. Si parla infatti di un prezzo medio da 72,851 €/MWh per l’eolico e 56,825 €/MWh per il fotovoltaico. Allora perché la bolletta non cala? Perché al contrario di quanto accade in Spagna, tali impianti sono ancora troppo pochi, e troppo poco accompagnati da altri meccanismi ancillari – come la diffusione delle batterie – per coprire la domanda marginale di elettricità nella maggior parte delle ore del giorno.










