di
Giorgio Bernardini e Simone Dinelli
Faggi e la moglie furono accusati di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele antinfortunistiche per la morte della giovane operaia. Domenica la tragedia sulle strade della Versilia. La madre di Luana: «Di fronte alla morte nulla si può dire»
Lo schianto fatale si è verificato a Massarosa, in Versilia, attorno alle 9,30 lungo la via di Montramito: stando a quanto ricostruito l’uomo, in sella a una bici, avrebbe compiuto una inversione a U, scontrandosi con un’auto condotta da una donna di 59 anni di Viareggio, operatrice socio sanitaria di professione. Per Faggi, nonostante il casco regolarmente indossato, non c’è stato niente da fare, mentre la signora è stata portata in ospedale in stato di choc.
L’identificazione della vittima sulle prime non è stata semplice: non aveva infatti documenti con sé nella tuta da cicloamatore che indossava e il suo cellulare si è rotto al momento dell’impatto. Uomo mite e innamorato della sua famiglia che stava provando in qualche modo «a ricominciare», Daniele Faggi era un nome diventato tristemente noto a causa della vicenda legata alla morte di Luana D’Orazio. La giovane operaia, 22 anni, morì infatti il 3 maggio 2021 in un incidente sul lavoro, diventato poi un simbolo di questo tipo di tragedie. Luana lavorava in un’azienda tessile di Montemurlo formalmente di proprietà di Luana Coppini, moglie di Faggi. Quest’ultimo, però, secondo gli accertamenti svolti poi dalla magistratura, era colui che ne gestiva in concreto l'attività. L'inchiesta sulla morte di Luana – rimasta stritolata da un orditoio - portò alla luce la manomissione dei dispositivi di sicurezza del macchinario, disattivati per velocizzare la produzione. Faggi e la moglie furono accusati per questo di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele antinfortunistiche. La vicenda si concluse con un patteggiamento: un anno e sei mesi per lui e due anni per lei (entrambe le pene con sospensione condizionale). Il caso suscitò un forte dibattito pubblico sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e lasciò aperti interrogativi sulle responsabilità della manomissione dell'orditoio. Nel processo fu assolto il manutentore inizialmente indagato, mentre la Procura dispose ulteriori approfondimenti investigativi per chiarire chi avesse materialmente alterato i dispositivi di sicurezza. La madre di Luana D'Orazio, Emma Marrazzo, aveva espresso a suo tempo profonda rabbia e delusione per l'esito giudiziario, ritenendo non adeguate le pene nei confronti di Faggi e della moglie. Ritenuto dagli inquirenti una figura chiave per ricostruire quei fatti, l’imprenditore deceduto domenica aveva sempre mantenuto il riserbo su questo aspetto della vicenda. Abituale frequentatore della Versilia, dove possedeva una seconda casa, Faggi era stato una persona di relazioni nel pratese per lungo tempo. Poi la vicenda giudiziaria, che gli aveva chiuso molte porte. La notizia della sua morte ha scatenato molti commenti offensivi sui social, che fanno riferimento alle sue responsabilità nella vicenda di Luana. «Se qualcuno può pensare che questo abbia a che fare con la giustizia si sbaglia. Di fronte alla morte non c’è nulla da dire», commenta mamma Emma riguardo all’incidente di Massarosa, dicendosi molto addolorata per quanto avvenuto in Versilia.










