E' morto in un incidente stradale, da ciclista amatoriale, mentre era in vacanza in Versilia, Daniele Faggi, che aveva patteggiato con la moglie la condanna per la morte nella loro ditta della giovane operaia Luana D'Orazio. Faggi, 67 anni, è stato travolto da un'auto mentre stava pedalando sulla sua bicicletta da corsa in una strada tra Viareggio e Massarosa, in via Montramito. Bicicletta e auto procedevano nella stessa direzione di marcia quando c'è stato il contatto. Faggi ha riportato traumi gravissimi ed è morto sull'asfalto, per i soccorritori non è stato possibile stabilizzarlo e portarlo in ospedale. La conducente della vettura ha avuto un malore ed è stata ricoverata al pronto soccorso. Accertamenti della polizia municipale su causa e dinamica dell'incidente.
Daniele Faggi lavorava nella ditta tessile di Montemurlo (Prato) di cui risulta titolare la moglie, Luana Coppini. Lui era formalmente un dipendente ma, secondo le ricostruzioni dell'inchiesta fatta per la morte di Luana, aveva un ruolo nella gestione dell'azienda. Pertanto insieme alla moglie venne indagato per omicidio colposo e per rimozione dei dispositivi di sicurezza del macchinario in cui Luana D'Orazio il 3 maggio 2021 rimase incastrata e morì. Faggi, al termine del procedimento, aveva patteggiato una pena di 1 anno e sei mesi con sospensione condizionale. Luana Coppini, indagata per gli stessi reati, patteggiò 2 anni anche lei con sospensione. C'era stato anche un terzo indagato, il manutentore Mario Cusimano, poi assolto con formula piena in un procedimento parallelo. La procura ha fatto ricorso in corte di appello contro questa sentenza. Però, appena nel maggio scorso, la procura della Repubblica di Prato ha riaperto le indagini sulla morte di Luana per individuare eventuali altre responsabilità sotto il profilo della sicurezza del lavoro, in particolare per capire chi abbia tolto le cautele antinfortunistiche del macchinario tessile, le protezioni dell'orditoio. Un'operazione che rende più agevole e velocizza la produzione ma che comporta rischi gravissimi, pure mortali come ha dimostrato il caso di Luana la quale finì agganciata dentro l'apparato rimanendovi incastrata. La nuova inchiesta della procura sembra andare nella direzione chiesta più volte dalla madre, Emma Marrazzo, che ha sempre chiesto piena verità su come e perché è morta Luana.










