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Il primo passo per l’adesione del Comune di Messina alla cosiddetta “rottamazione Quinquies” è stato compiuto, con il sì della commissione Bilancio (19 voti favorevoli, 4 astensioni, quelle del gruppo Scurria Sindaco e del Pd). Il prossimo sarà quello del via libera definitivo in consiglio comunale, pressoché scontato, per rispettare l’inderogabile scadenza del 31 luglio. Non sono mancate le polemiche, nel dibattito che si protratto, ieri, fino all’ora di pranzo. Protagonisti Marcello Scurria («sicuri che nel monte indicato non ci siano debiti prescritti?»), ma anche Antonella Russo del Pd («in aula avrebbe dovuto esserci il sindaco, che ha la delega al bilancio»), da qui i “distinguo” nel voto finale.
La rottamazione si applica a tutti i debiti, tributari e patrimoniali (esclusi quelli frutto di condanne della Corte dei conti), che risultano dai carichi affidati dal Comune all’Agenzia delle entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Ben 23 anni di crediti accumulati dal Comune nei confronti di vari cittadini che, secondo i calcoli fatti, ammontano a poco meno di 186mila euro, la maggior parte dei quali derivano da Imu e Tari (116 milioni di euro) e contravvenzioni (68 milioni). Proprio l’entità dei crediti è stata al centro di un botta e risposta tra Scurria («perché l’agente contabile continua a mantenere questa cifra monstre? Quando è stato fatto l’ultimo discarico?») e l’assessora ai Tributi, nonché vicesindaca, Laura Castelli («su cancellazione dei residui e discarichi intervengono le leggi nazionali, i 185 milioni sono carichi dello Stato, non del Comune»), in aula con il ragioniere generale Emiliano Conforto.












