HomePisaCronacaLavoro per tutti. Andrea assunto come cameriereIl 32enne con sindrome di Down è entrato part time a We Love Pasta ai Bagni di Nerone.Il titolare di «We love pasta», Giovanni Bizzarri, con Andrea Barone, 32 anni con sindrome di Down. Qui firma il contrattoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguicidi Antonia Casini

Andrea, dopo una decina di stage, ha un contratto part time di un anno. Finalmente. Lavora come cameriere a "We love pasta" ai Bagni di Nerone da lunedì 13 luglio. La firma, tanto attesa, è arrivata dopo il diploma al liceo Russoli e varie esperienze in strutture della ristorazione pisana. Andrea Barone, 32 anni con la sindrome di Down, è una delle 58 persone seguite da Aipd per il servizio di orientamento e inserimento lavorativo. "Dodici i contratti a tempo indeterminato stipulati – spiega la responsabile, Alessandra Testi – 6 determinato. Cinque i tirocini finalizzati all’inserimento lavorativo, gli altri sono di tipo socio terapeutico. Nove minori sono al momento impegnati nella formazione scuola-lavoro. A gennaio è stato siglato un protocollo d’intesa fra i sindacati (Cgil, Cisl e Uil Pisa e Confindustria) per sensibilizzare il territorio".

Ieri, siamo andati a trovare Andrea durante il suo turno, sta pulendo i tavolini, una delle sue mansioni. Sorride, è contento perché può parlare con "studenti e turisti". "Da noi vengono spesso a mangiare i componenti dell’Associazione italiana persone con sindrome di Down che un giorno mi hanno chiesto: ’Sei interessato a un percorso con noi?’ – racconta il titolare del locale "We love pasta", Giovanni Bizzarri – Non ci ho pensato neppure un attimo perché con i miei genitori, che portano avanti "Le Bandierine", abbiamo avuto un’esperienza simile. Andrea? Il suo compito è mettere in ordine i tavoli, sparecchiare dai vassoi, salutare come tutti noi. Lo abbiamo scelto anche perché parla inglese con i turisti, essendo nato a Glasgow (scherza)". "In effetti – riflette mamma Edi – quando siamo andati in Scozia ha parlato in inglse, ordinato nei ristoranti, dialogato, ma, quando gli chiediamo di parlarlo qui, ribatte: ’No, siamo in Italia!’".