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Daniela Corneo e Alessandro Fulloni, inviato a Bologna

Minuto per minuto, dalle prime richieste di aiuto (al mattino) fino alla morte (alle 12:53), ecco che cosa è successo ad Abderrahim Fakir. I morsi alle forze dell’ordine, l'arrivo della polizia: la ricostruzione del blocco e della morte del 42enne marocchino

Chi abita nel palazzo a cinque piani tra i civici 2 e 8 di via Italo Svevo sostiene che Abderrahim Fakir si vedesse spesso da quelle parti. All’incirca con una stessa «liturgia»: appariva a metà mattinata, sostava all’ombra di un maestoso cedro proprio davanti al caseggiato, parlottava con qualcuno. Poi spariva. Domenica mattina (prima che il 42enne marocchino morisse mentre due poliziotti lo stavano bloccando a terra nel tentativo di «fascettargli» mani e piedi) la scena è stata più o meno la stessa. Minuto per minuto, ecco la ricostruzione dei fatti.

9.30: le urla al mattinoLa prima ad accorgersi della comparsa di Fakir è una signora pakistana, Parveen Akhrar, 73 anni, che vive con il marito al primo piano. Dalle sue finestre, oltre a via Svevo, si vede anche l’incrocio con via Panzini, piuttosto trafficata e dove transitano i bus che in venti minuti dal cuore del popolare quartiere bolognese del Pilastro raggiungono la Stazione Centrale. Siamo attorno alle 9 e 30 e la «messa a fuoco» di questa descrizione è davvero nitida: il nordafricano era sulle scale che da un piccolo giardino pubblico — quello al cui centro troneggia l’albero — portano al cortile in cui poi troverà la morte. «Urlava “aiuto chiamate un’ambulanza, la polizia”» racconta la donna. Lui si siede sulle scale poi si sdraia sull’asfalto. Tutto questo entro le 10.