Non c’è profilo social che non dia consigli o non parli di come stare meglio, di come creare una routine di benessere e di come vivere in maniera più armoniosa con se stessi e il mondo. Se ne parla talmente tanto che forse ora si è arrivati al problema opposto, a quello che sui social è definito come wellness dopamine. Ovvero si è talmente tanto focalizzati sul dover star bene, da averlo trasformato in qualcosa di performativo. E aver perso di vista che forse non stiamo veramente così bene.

Wellness Dopamine, il paradosso del benessere

Siamo ormai talmente tanto concentrati sul dover star bene, da avere trasformato il benessere in una performance e non in un piacere da raggiungere. È il paradosso del cosiddetto wellness dopamine: dopo anni a inseguire, e non più seguire, consigli e pratiche che dovrebbero aiutarci a trovare il baricentro personale per il nostro effettivo benessere, ora questo non è più un obiettivo da raggiungere per stare meglio ma perché bisogna performare.

«L’aspetto interessante del wellness dopamine, termine nato sui social e che non ha alcuna valenza scientifica, è che dal punto di vista psicologico anche il benessere è stato travolto dal cambiamento culturale degli ultimi anni. Oggi infatti non è più soltanto qualcosa da vivere, ma anche da mostrare. Attraverso i social è diventata un’esperienza visibile, condivisibile e, spesso, misurabile in termini di approvazione. È una differenza sottile ma importante. Quando l’attenzione si sposta dal sentirsi bene al dimostrare di stare bene, il rischio è che la cura di sé perda il suo significato più autentico. Vale allora la pena chiedersi: quanto desideriamo davvero stare bene e quanto, invece, desideriamo che gli altri ci vedano così?» chiede il dottor Leonardo Gottardo, psicologo psicoterapeuta specializzato in manipolazione affettiva, narcisismo e relazioni tossiche, disponibile anche su MioDottore. Ma come siamo arrivati al punto in cui anche il benessere è diventato un dato performante?