Per anni, la cultura del benessere è stata dominata dal controllo ossessivo: conteggio delle calorie, ottimizzazione delle routine e raggiungimento di obiettivi rigorosi. Oggi, questo approccio ultra-performativo e basato sul tracciamento estremo sopravvive solo in una piccola nicchia del 7%. A rivelarlo è la ricerca “The Wellbeing Flow”, condotta da Ipsos Doxa su un campione di 1.000 italiani di età compresa tra i 18 e i 60 anni. L’indagine, commissionata per inquadrare i nuovi stili di vita in occasione del lancio degli smartwatch della serie Huawei Watch Fit 5, evidenzia un cambio di paradigma radicale: l’85% delle persone prende le proprie decisioni in tema di salute psicofisica basandosi puramente sull’umore del momento.
Il nuovo vocabolario del benessere emotivo
Il focus collettivo si è spostato dalla prestazione allo stato mentale. Il 28% degli intervistati dichiara di riconoscersi nella “soft life”, un approccio che privilegia la leggerezza e allontana la pressione costante, mentre il 61% desidera mantenere abitudini sane ma senza che queste diventino un’ossessione. Questo slittamento culturale si riflette anche nel linguaggio quotidiano, che ha sostituito i vecchi parametri fitness con concetti puramente psicologici:
