Il Tavolo del distretto è convocato per fine luglio, una missione degli industriali a Bruxelles è fissata per settembre. Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord è preoccupata, ma non perde la fiducia. Ripone buone speranze nell’esperienza dell’accoppiata Biffoni-Squittieri, confida in uno scatto condiviso per far emergere l’immagine ‘bella’ del territorio’ e aspetta, ma non ci crede molto, che l’imprenditoria sana cinese suoni al campanello della sede dell’associazione degli industriali in via Valentini per far emergere l’altra faccia del distretto parallelo. Nel frattempo apre nuovi scenari per l’imprenditoria pratese doc che dovrebbe pensare a nuovi modelli di aggregazione "funzionale e competitiva".

Presidente Romagnoli che scenario abbiamo di fronte a metà del 2026? "Prato è sempre un distretto vivo seppur ridimensionato, che ha e avrà un mercato votato all’eccellenza grazie a tradizione, capacità, flessibilità di filiera".

Ha fiducia quindi, ma al tempo stesso all’orizzonte non ci sono segnali confortanti... "La nostra preoccupazione maggiore è riuscire a sostenere la filiera e a non perdere pezzi".

Si aprono anche necessità nuove di fronte al mercato in continua evoluzione, ostaggio di molte variabili? "Sì, certo. Il tema che abbiamo di fronte è vedere se come Ctn riusciamo ad offrire strumenti innovativi per formule aggregative: questa è la sfida che ci attende. Il tema dell’aggregazione è uno scoglio da superare: dobbiamo provare a capire se ci sono degli strumenti nuovi per lavorare insieme senza rinunciare a niente, ma guadagnando spazio condiviso sui mercati. E poi resta attuale il tema del passaggio generazionale: non è più tempo dei figli che facevano il Buzzi e poi entravano in azienda".