"Una persona è morta, e per di più in circostanze molto particolari. Si tratta di una tragedia immensa ed è questa la premessa di tutto. Noi, e in particolare gli operatori coinvolti, invece, siamo stati travolti da quanto accaduto e dall’odio sul web. Un vulcano che ci è esploso addosso. Ma le cose sono andate in modo diverso da come si vede nel video, mancano delle parti".
Marco Gamberini, presidente della Croce Rossa di Bologna, cerca di mettere in fila le parole. Non è facile, quando - dopo la morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, al Pilastro durante una operazione di polizia - contro l’associazione volano insulti e offese di ogni tipo: "Una flemma schifosa", scrivono sui social, in riferimento all’operato dei sanitari. "C’era chi parlava al cellulare, chi raccoglieva da terra gli effetti personali dei poliziotti..." fino alle accuse più pesanti: "Sono tutti colpevoli di omissione di soccorso".
Gamberini, come risponde a questi insulti?
"L’operatore era al cellulare, sì, ma non per gli affari suoi. Dall’altro capo del telefono c’era prima la Centrale operativa e poi il medico-link, cioè colui che filtra l’invio dell’automedica. Che infatti è stata mandata sul posto, visto lo stato di agitazione estrema della persona. E inoltre, avevano provato a rianimare il paziente per dieci minuti. Questo non si vede nel video, non c’è, quella parte è tagliata e così si lascia intendere che non è stato fatto nulla. Ma non è vero. Ora, il defibrillatore è stato consegnato agli inquirenti: si analizzerà il tracciato del cuore registrato dalla macchina minuto per minuto".











