La Norvegia rappresenta uno dei casi più singolari della transizione energetica mondiale.
Da un lato è il maggiore produttore di petrolio e gas dell’Europa occidentale e il principale fornitore di gas naturale dell’Unione europea, un ruolo rafforzatosi dopo la forte riduzione delle forniture russe seguita all’invasione dell’Ucraina.
Dall’altro, è il Paese in cui le auto elettriche dominano il mercato delle nuove immatricolazioni, con un sistema elettrico alimentato quasi interamente da fonti rinnovabili, soprattutto grazie all’energia idroelettrica.
Quello che potrebbe apparire come un paradosso, è in realtà il risultato di una strategia economica costruita nell’arco di decenni.
Il modello economico norvegese Dopo la scoperta dei giacimenti di petrolio e gas nel Mare del Nord, alla fine degli anni Sessanta, la Norvegia ha progressivamente costruito un modello che non si limita allo sfruttamento degli idrocarburi, ma punta a trasformarne i proventi in un patrimonio finanziario destinato alle generazioni future, mantenendo al tempo stesso conti pubblici solidi e la capacità di sostenere investimenti di lungo periodo.










