Nuovo capitolo dello scontro diplomatico tra Italia e Russia. Mosca ha espulso l’addetto militare italiano, il capitano di vascello Vittorio Parrella, e un suo collaboratore, in quella che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito una «plateale ritorsione» per l’espulsione dall’Italia di due addetti militari russi, presi mentre svolgevano attività di spionaggio assieme a ex funzionari dell’intelligence italiana. Questi ultimi sono accusati, a vario titolo, di spionaggio di notizie di cui è vietata la divulgazione, rivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a sistemi informatici.

La decisione è stata formalizzata dopo la convocazione al ministero degli Esteri russo dell’incaricato d’affari italiano Giovanni Scopa, e non dell’ambasciatore Stefano Beltrame, evidentemente assente da Mosca. Beltrame, diplomatico di lungo corso, è stato in passato consigliere diplomatico di Matteo Salvini al Viminale durante il governo Conte I e, più recentemente, del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel governo Meloni.

Non è la prima volta che tocca a Scopa, vice capo missione e responsabile dell’ufficio risorse umane dell’ambasciata, gestire una crisi con la diplomazia russa. Già nell’agosto scorso, quando era incaricato d’affari nelle ultime settimane a Mosca di Cecilia Piccioni come ambasciatrice (poi nominata direttrice politica e vice segretaria generale della Farnesina), era stato convocato al ministero degli Esteri di Mosca per protestare contro quella che le autorità russe hanno definito la «campagna anti-russa» dei media e delle istituzioni italiane, dopo le polemiche sulla lista di presunti esempi di «hate speech» contro la Russia pubblicata dal ministero degli Esteri russo, nella quale figuravano anche dichiarazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.