Una faida a bassa intensità. Poco sangue, molto piombo, tensione costantemente oltre i livelli di guardia. Ma l’ultima annotazione sul taccuino degli inquirenti chiamati a monitorare le fibrillazioni criminali dell’area ovest di Napoli è di quelle che fanno dormire sonni poco sereni. C’è una finestra, nel cuore del quartiere Fuorigrotta, crivellata con cinque colpi di pistola. Già questo basterebbe a restituire la cifra di un raid efferato, che solo per una pura casualità non ha avuto esiti drammatici. Non è tutto, però. A far gelare il sangue è soprattutto il target della misteriosa intimidazione: un ex baby killer, con alle spalle un cognome di “peso”. A finire nel mirino è Domenique Giannelli, nipote del boss pentito Alessandro, reduce da una condanna a dodici anni di reclusione per un brutale omicidio commesso da minorenne e oggi sottoposto al regime di semilibertà. Con i vecchi capizona detenuti e almeno quattro paranze di giovanissimi con aspirazioni da ras a piede libero, il rischio di una nuova fiammata di violenza è tutt’altro che un’ipotesi di scenario.

Tregua di cristallo L’allarme scatta poco prima dell’alba di sabato. Con le tenebre che ancora avvolgono le strade della città, i carabinieri ricevono una richiesta di intervento da alcuni residenti: «Hanno sparato, correte». Pochi minuti dopo le prime gazzelle si precipitano in via della Grotta Vecchia, a due passi dal cuore commerciale di Fuorigrotta. Sull’asfalto nessun bossolo e neppure tracce di sangue. Ai militari dell’Arma basta però alzare lo sguardo di qualche metro per appurare la veridicità della segnalazione. La finestra di un appartamento è crivellata da una raffica di colpi di pistola: i cinque fori di ingresso lasciano pochi dubbi sul fatto che quell’abitazione fosse il vero obiettivo dell’incursione armata. Gli accertamenti proseguono e i carabinieri della compagnia Bagnoli risalgono anche al possibile destinatario del “messaggio”: il rampollo della mala flegrea Dominique Giannelli, già condannato in via definitiva per essere stato l’esecutore materiale di un omicidio. Un delitto sul cui movente hanno a lungo aleggiato diversi punti di domanda, scandagliati anche da recentissimi collaboratori di giustizia, ma fin qui catalogato come un regolamento di conti innescato da un movente passionale: questioni di gelosia per alcune avance che la vittima avrebbe rivolto alla fidanzata dell’allora sedicenne. Controlli a tappeto In attesa che le immagini registrate dalle telecamere della zona forniscano le prime risposte, la reazione dello Stato non si è fatta attendere. A entrare in azione gli uomini della Squadra investigativa del commissariato Bagnoli, protagonisti di una perquisizione culminata in un sequestro di spessore. Il blitz è scattato in una palazzina di via Bagnoli, a pochi metri dall’epicentro della movida di Coroglio. È qui che, setacciando un’area condominiale, i poliziotti hanno sequestrato quarantanove munizioni e venti grammi di marijuana. Lo stabile viene considerato dagli inquirenti uno dei fortini dell’emergente gruppo Maiorino, gang di “ragazzi terribili” a lungo accostata al clan Troncone di Fuorigrotta e, a fasi alterne, già entrata in rotta di collisione con le nuove leve della cosca capeggiata dall’ormai ex ras Alessandro Giannelli, lanciatosi a inizio aprile tra le file dei collaboratori di giustizia. Un sequestro che fotografa una realtà incandescente. A Fuorigrotta e Bagnoli la tensione resta altissima.