De Pascale, Lepore, Schlein. Persino Conte. Andate al Pilastro. Magari non in pompa magna, magari senza photo-opportunity, magari per ascoltare e provare a comprendere. Chissà che non ci troviate l’abbrivio di un’Italia diversaAlla fine sono andato al Pilastro. Che non è Corviale, il Gratosoglio, Le Vele. Ci sono i campi sportivi, verde, un centro sociale che fa cultura, un centro commerciale costruito come si usava a Bologna negli anni Settanta: la posta, l’Aci, ambulatori, servizi. Ma resta un’utopia non realizzata. Tubi di cemento, alveari di persone. Costruiti per ospitare i migranti del Sud e, oggi, pieni di un’umanità multietnica composita e normale. Proletaria, oserei dire. O post-proletaria, ché il mondo – dacLuca BotturaLuca Bottura, bolognese, classe 1967. Già “altro direttore” del settimanale Cuore e di inserti satirici per i cosiddetti giornaloni, scrive seriamente di sciocchezze e ironicamente di temi serissimi. Per Rai 3 ha creato, insieme a Geppi Cucciari, i programmi Chesucc3de? e Splendida Cornice. Ha pubblicato Manifesto del partito impopolare (Einaudi), Buonisti un cazzo (Feltrinelli), Meno male che Silvio c’era (Baldini + Castoldi). Ama molto la radio, ascoltata e fatta.
La Bologna che risponde, cosa ho capito al Pilastro
De Pascale, Lepore, Schlein. Persino Conte. Andate al Pilastro. Magari non in pompa magna, magari senza photo-opportunity, magari per ascoltare e provare a comprendere. Chissà che non ci troviate l’abbrivio di un’Italia diversa









