Il Pilastro ribolle ancora. Il quartiere popolare alle porte di Bologna, quella prima periferia più volte definita "difficile" e spesso teatro di fatti di cronaca, episodi di criminalità e polemiche politiche, torna teatro di un controverso intervento di polizia che sta incendiando come magma la comunità che abita tra i palazzoni di via Svevo, via Panzini, via Grazia Deledda. Quel quartiere ha appena compiuto 60 anni, dopo che nel luglio del ’66 furono consegnate le chiavi dei primi appartamenti di quelle case popolari inizialmente affittate alle famiglie del sud arrivate in cittò per lavoro. Sessant’anni di storia controversa, di cui la morte di Abderrahim Fakir al culmine di un intervento della polizia di Stato è solo l’ultimo triste tassello. Le vie all’ombra del Virgolone – il complesso residenziale simbolo del quartiere costruito negli anni Settanta – nel 1991 furono già teatro di uno dei delitti più efferati della banda della Uno Bianca. Qui vennero uccisi i carabinieri Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini, ai quali è stata intitolata la stazione dei carabinieri recentemente inaugurata proprio con l’obiettivo di rafforzare nel quartiere la presenza delle forze dell’ordine. Nel 2020 invece il Pilastro finì al centro della campagna elettorale per le regionali, quando il leader della Lega Matteo Salvini citofonò a una famiglia per chiedere se in quella casa abitasse uno spacciatore. E poi sparatorie per regolamenti di conti, diverse operazioni antidroga e da ultimo il movimento di opposizione al progetto del MuBa, il museo dei bambini e delle bambine, spesso sfociata in scontri con la polizia.
Da 60 anni zona di frontiera
Il Pilastro ribolle ancora. Il quartiere popolare alle porte di Bologna, quella prima periferia più volte definita "difficile" e spesso...











