Uno dei valori finora imprescindibili perseguiti dai clienti Ferrari è il sound. Che è cosa ben diversa dalla rumorosità: è una sorta di musica, generata dagli scarichi di motori a combustione progettati per generare potenza, ma anche “musica”, come disse una volta il celebre direttore d’orchestra Herbert von Karajan, sbilanciandosi fino a definire il rombo dei 12 cilindri di Maranello “una sinfonia che nessuna orchestra saprà mai riprodurre”. Perduto inevitabilmente questo valore unico e atipico, a Maranello non hanno rinunciato a trovare una soluzione alternativa alla “musica” dei 12 cilindri.
E per la Ferrari Luce, prima elettrica del Cavallino, si sono dati da fare, fino a escogitare un sistema fatto di vibrazioni. Vibrazioni deliberatamente amplificate da un sistema audio che funziona con una logica mutuata dalla chitarra elettrica! In pratica – viene spiegato dai cervelloni italiani e americani che hanno lavorato al sistema – “un accelerometro di precisione analizza le vibrazioni degli assali elettrici, filtra le componenti armonicamente nobili, le equalizza e le amplifica sia dentro sia fuori dall’auto”.
Il risultato? Più che una rumorosità, un’esperienza sonora inedita per un’auto elettrica, che cambia a seconda della modalità di guida prescelta. Il livello del sound si basa infatti sulla posizione dell’e-manettino e sulla modalità di uso delle palette al volante, gli “strumenti” che consentono al guidatore di passare dal comfort del silenzio a quella che a Maranello chiamano “la massima espressività”. “L’emissione del suono – viene spiegato - avviene tramite un sistema di amplificazione esterna, per dar corpo a un fronte d’onda naturale, e uno interno per garantire dettaglio e alta fedeltà”. Il risultato aggiuntivo, oltre alla qualità del sound interno, è una vettura percepibile anche all’esterno in arrivo e al passaggio.






