Quarantadue anni, originario del Marocco e in Italia da quando era bambino, Abderrahim Fakir viveva a Borgonuovo, frazione di Sasso Marconi (Bologna) ma lì era una specie di 'fantasma'. Non aveva relazioni significative, al Comune non era noto. Al contrario aveva familiari e amici a Bologna, al quartiere Pilastro dove appunto domenica si trovava in visita e dove - con una dinamica ancora tutta da chiarire - ha trovato la morte durante un intervento di Polizia. Fakir era titolare di una impresa di facchinaggio, era in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno e aveva dei precedenti per droga. Negli ultimi tempi, come riferito da chi lo conosceva, pare non stesse passando un periodo sereno.

Al Comune di Sasso Marconi, apprende l'ANSA, Fakir non risulta in nessuna annotazione anagrafica, né il suo nominativo compare tra le prese in carico di servizi sociali o altro. Non risulta neppure seguito per problemi di tipo psichico. Viveva nella piccola frazione di Borgonuovo ma, a quanto pare, senza relazioni significative. Al quartiere bolognese del Pilastro invece si vedeva spesso, perché lì aveva alcuni familiari e amici. Oggi, nel luogo dove ha smesso di respirare mentre chiedeva aiuto, sono stati posti un mazzo di fiori e uno striscione con la scritta "Verità e giustizia per Fakir. Lo Stato uccide". Poche parole che incarnano lo stato d'animo dei residenti, scossi, amareggiati, anche perché più d'uno è stato testimone di quanto accaduto domenica pomeriggio. "Era come un fratello. Quando sono arrivato dal Marocco è stato lui ad aprirmi la porta di casa", dice all'ANSA uno dei suoi amici storici, Mohamed Bujana. "Era un bravissimo ragazzo, lavorava, veniva da una buona famiglia - racconta Bujana - magari ieri ha avuto un momento di delirio, questo può succedere, ma non era il modo giusto di trattare una persona. Non era un cane".