Prima gli insulti. Poi la caccia all'uomo. Infine i coltelli puntati contro quattro allievi marescialli dell'Aeronautica Militare, costretti a consegnare tutto quello che avevano addosso mentre tentavano di salvarsi correndo tra i vicoli di Trastevere. Una sequenza di violenza che racconta molto più di una rapina: un'aggressione organizzata, consumata da una baby gang, di origine romena, culminata con un pestaggio e la fuga a bordo di un'auto.
È il quadro ricostruito nell'inchiesta coordinata dalla pm Eleonora Fini e condotta dai carabinieri della Compagnia Roma Trastevere, che ha portato all'arresto in carcere nei confronti di due ragazzi appena maggiorenni, mentre la posizione degli altri componenti del gruppo è al vaglio della procura minorile.
Tutto comincia all'alba del 10 maggio. I quattro cadetti percorrono via Garibaldi quando vengono avvicinati da una Fiat Panda con a bordo sei giovani. All'inizio sembrano solo battute. Poi il clima cambia improvvisamente. Volano gli insulti, arrivano le minacce: “Ti buco”, “Caccio il ferro”. I militari cercano di allontanarsi, ma l'auto li supera, frena, fa inversione e torna indietro.
È l'inizio dell'inseguimento. Uno dei ragazzi scende dalla vettura armato di coltello e si piazza alle spalle dei cadetti per impedirne la fuga. Poco dopo vengono raggiunti dagli altri. Quasi tutti impugnano lame. Il gruppo accerchia i quattro allievi marescialli urlando di consegnare denaro e oggetti di valore. La fuga dura pochi istanti.








