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Andrea Rinaldi

La piattaforma licenziata dai sindacati riguarda 35mila dipendenti. L’aumento tutela il potere d’acquisto

Oltre 500 euro di aumento, diritto alla disconnessione, meno ore settimanali, più ferie, no all’intelligenza artificiale se sacrifica posti di lavoro, eliminare la differenza di stipendio tra maschi e femmine. Avanza l'iter per il rinnovo del contratto collettivo dei lavoratori del credito cooperativo. Oggi, lunedì 20 luglio, le segreterie nazionali dei sindacati del credito cooperativo (Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Ugl Credito, Uilca) hanno formalmente condiviso l’ipotesi di piattaforma su cui si innesterà la nuova cornice lavorativa che riguarda più di 36mila dipendenti del credito cooperativo. Le richieste contenute nel documento prevedono 518 euro lordi mensili di aumento per la figura media di riferimento, una cifra che, secondo i sindacati, tutela il potere d’acquisto, redistribuisce produttività e redditività del sistema e rafforza le componenti stabili della retribuzione. Inoltre si chiede la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali a parità di retribuzione, una modifica possibile grazie ai recuperi di efficienza e dalla generazione di produttività di sistema dovuti all’impiego delle nuove tecnologie, e un giorno di ferie in più. «Il credito cooperativo avrà necessità di sviluppare e investire in un organismo nazionale, permanente e bilaterale, per garantire e governare tutte le sfide del futuro in un'ottica di stabilità occupazionale e di sostenibilità della crescita professionale di tuttoil personale del settore», dichiara il segretario nazionale della Fabi, Luca Bertinotti.