La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta domenica a Bologna mentre due poliziotti lo tenevano fermo a terra per immobilizzarlo, ha riportato l’attenzione sui rischi dell’uso della forza durante gli interventi che coinvolgono persone in stato di agitazione, e sulle regole che poliziotti e carabinieri dovrebbero seguire. In passato casi simili avevano contribuito ad avviare un dibattito sulla necessità di formare meglio le forze dell’ordine e avevano portato il ministero dell’Interno a definire linee guida più chiare, diffuse a maggio.
Nel video che mostra la morte di Fakir, girato dall’alto da un abitante e diffuso dalla famiglia, si vede l’uomo con due poliziotti sulla schiena e sulle gambe e un’altra persona che gli blocca le caviglie. Per più di due minuti si sente l’uomo gridare e chiedere aiuto, poi i lamenti si fermano e Fakir smette di muoversi, mentre gli agenti gli stringono fascette a polsi e caviglie. Il fratello ha detto ai giornalisti che gli agenti hanno usato dello spray urticante. Quando l’operazione finisce, un poliziotto si accorge che l’uomo non reagisce più e gli dà due colpi sulla guancia, senza ottenere risposta. Un soccorritore si avvicina circa 30 secondi dopo, il corpo viene girato su un fianco, ma Fakir era già morto.












